1. 18-05-2009 Convegno "dire, fare, famigliare" [...]          2. 18-05-2009 Pubblicazione libro"Piccole imprese globali" [...]          

C’ENTRO

UNO SPAZIO INEDITO DI NUOVE RELAZIONI  TRA FAMIGLIE E ISTITUZIONI
CHE PRODUCE NUOVI SERVIZI

Non solo i bambini amano le favole. Ce n’è una che ci raccontiamo a voce alta tutti i giorni e che parla di un ridente villaggio globale in cui gli abitanti di alcune case sono la generazione più fortunata mai venuta al mondo. Hanno mezzi tecnologici illimitati. Per loro tutto è possibile, tutto è a portata di mano (“basta un click!”). Sono molto più sensibili dei loro avi alle sfumature psicologiche nelle relazioni interpersonali, nell’educazione dei propri figli, nella cura dei propri anziani.
Ma c’è un altro racconto che circola nello stesso villaggio, quasi di nascosto: negli atrii delle scuole, nelle sale d’attesa, nelle chiacchiere ai compleanni dei compagni di scuola dei figli. Si narra di famiglie che vivono di corsa, in un territorio sempre meno sicuro, bersagliate da informazioni allarmanti e contraddittorie che rendono problematiche operazioni una volta ritenute “naturali” come fare la spesa o vaccinare i figli. Certo, ci si continua a incontrare e fare festa, ma, pur passando da una festa all’altra, le persone e le famiglie, benché vicine fisicamente, sono sempre più sole, estranee le une alle altre.
Questo secondo racconto parla di nuove povertà  non riconosciute:  di figli iperprotetti,  timorosi di buttarsi nelle cose della vita, perché ossessionati dall’idea di essere perfetti e di genitori che, convinti dalla forza del primo racconto di essere i più fortunati mai venuti al mondo, pur stremati dalla continua corsa, si sentono perennemente inadeguati.

Un tentativo di costruire un’altra storia

Morale: le famiglie sembrano sempre meno in grado di tenere insieme i due racconti e i servizi sociali (che sono chiamati ad occuparsi dei problemi prodotti dalla divergenza tra i due racconti) devono misurarsi con problemi sempre più complessi, perché sono diventati dei collettori di una domanda più generale e non articolata di sicurezza prodotta dal modo con cui si sta sviluppando la nostra società.
Diventa allora cruciale mettere in comunicazione i due racconti per costruire un’altra  storia.


In  un comprensorio della provincia di Reggio Emilia (il "distretto ceramico" di Scandiano) un insieme composito di attori sociali (famiglie, Amministrazioni comunali, Azienda USL, cooperative sociali, associazioni di volontariato, col costante sostegno della Provincia), ha tentato di farlo, ha sviluppano un percorso che, nell’arco di 13 anni, attraverso  centinaia di incontri di sensibilizzazione, ricerca, formazione e progettazione che hanno coinvolto  1.600 famiglie,  ha costruito un sistema di nuovi servizi per le famiglie (“C’entro”), gestiti con l’apporto determinante delle famiglie, non solo quelle socialmente ingaggiate, ma anche e soprattutto persone  “normali”, che abitualmente segnalano  innanzitutto la mancanza di tempo

 Due ipotesi  e una scommessa


L’esperimento è partito da due ipotesi.
-   Le famiglie non sono solo portatrici di problemi e patologie, ma sono anche  risorse in grado di cooperare coi servizi nella lettura e nella gestione dei problemi presenti nella comunità locale
-    Alle famiglie, chiamate oggi a misurarsi con i depositi locali e quotidiani dello sviluppo globale (tempi stretti, legami sociali evaporati, pressione del mito del “tutto è possibile”),  è richiesto un livello di attivazione verso l’ambiente esterno impensabile anche solo dieci o quindici anni fa. Le famiglie sono dunque organizzazioni complesse  che devono intraprendere  nel mercato globale, ma la cui attività, cruciale per la tenuta del tessuto sociale ed economico,  si svolge nella semiclandestinità del quotidiano e di ruoli ancora prevalentemente femminili. Se le famiglie sono  piccole imprese globali (anche nel senso che è un’impresa inventare strategie e reggere in questa situazione), come tutte le imprese hanno bisogno di servizi per sostenersi e svilupparsi.

La scommessa di C’entro (che ha sempre tenuto presente l’importante esperienza emiliano - romagnola dei Centri per le famiglie finendo per inserirsi di recente al suo interno come settore centrato su lavoro di comunità del nuovo Centro per le famiglie istituito dal distretto di Scandiano) consiste
-    nel tentare di progettare e gestire questi servizi attraverso la costruzione di collaborazioni inedite tra famiglie e istituzioni
-    nel valorizzare come risorse cruciali non solo le famiglie già attive verso i servizi (ad esempio rispetto agli affidi) o nel volontariato, ma anche e soprattutto le famiglie  “normali”, quelle che abitualmente (anche negli incontri del nostro percorso) dichiarano di non avere un minuto di tempo.

C’entro è dunque innanzitutto questo spazio inedito di nuove relazioni tra famiglie e istituzioni.

 

             


Baiso | Casalgrande | Castellarano | Rubiera | Scandiano | Viano